Il Dicembre del Giardiniere

Il Dicembre del Giardiniere

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Worthington George Smith e  George Shayler

È certo, ormai è tutto pronto. Fino ad ora, il giardiniere ha vangato, zappato e smosso, rivoltato, concimato e irrorato con la calce, spolverato il terreno di torba, di cenere e fuliggine, ha potato, seminato, piantato, trapiantato, diviso, interrato bulbi e dissotterrato tuberi per l'inverno, ha annaffiato e bagnato, ha tagliato l'erba, sarchiato, coperto le piante con gli aghi delle conifere o le ha rincalzate di terreno intorno al colletto; ha fatto tutto questo da febbraio a dicembre, e solo adesso, quando il giardino gli si è coperto di neve, si ricorda di aver dimenticato qualcosa: di guardarlo. Giacché sappiate che non ne ha avuto il tempo.

Quando in estate correva a guardare la genziana in fiore, strada facendo doveva fermarsi a strappare l'erbaccia dal prato. Quando voleva godersi la bellezza del delphinium fioriti, scopriva di dover mettere loro i sostegni. Quando gli sono fioriti gli aster, correva a riempire l'annaffiatoio per bagnarli. Quando gli è fiorita la phlox, strappava la gramigna; quando gli sono fiorite le rose, guardava dove tagliare i getti selvatici o combattere la peronospora; quando gli sono fioriti i crisantemi, si è gettato sulla zappa per smuovere il terreno indurito. Che cosa volete, c'era continuamente qualcosa da fare; come puoi ficcare le mani in tasca e limitarti a contemplare l'aspetto del giardino?

Adesso, grazie a Dio, è tutto finito; si potrebbe ancora fare qualche piccola cosa; là dietro il terreno è pesante come piombo, e quella centaurea la voleva proprio trapiantare, ma lasciamoli in pace; è già caduta la neve. Che cosa ne dici, giardiniere di andare per la prima volta a guardare il tuo giardino? Allora, quella cosa nera, che fa capolino dalla neve, è la viscaria scarlatta; quello stelo secco è l'aquilegia azzurra; quel viluppo di fogliame bruciato è l'astilbe. Ed ecco, quello scopettino è l'aster ericoides, e lì, dove non c'è niente, è il ranuncolo arancione, e questo mucchietto di neve è il dianthus, si capisce, il dianthus. E lì, quel gambo, forse è l'achillea rossa.

Brr, come si gela! Il giardiniere nemmeno in inverno può godersi il suo giardino.

Orbene, allora accendete le stufe; lasciamo il giardino dormire nel soffice piumino di neve. Fa bene pensare anche ad altre cose; abbiamo il tavolo pieno di libri non letti, accingiamoci a farlo; abbiamo tanti altri progetti e preoccupazioni, affrontiamoli.

Ma abbiamo ben coperto tutto con gli aghi delle conifere? Abbiamo dato una pacciamatura sufficiente al tritoma, non abbiamo dimenticato di coprire la plumbago? E la calmia si dovrebbe ombreggiare con qualche rametto; e se si gela l'azalea? E se non germoglieranno i bulbi del ranuncolo asiatico? In questo caso piantiamo al loro posto... aspetta...aspetta, lo vediamo in qualche listino prezzi.

Quindi in dicembre, il giardino è occupato soprattutto da una enorme quantità di cataloghi di giardinaggio.

Lo stesso giardiniere sverna sotto vetro in un ambiente riscaldato, coperto né di letame né di aghi di conifere, bensì di listini e di prospetti, di libri e di opuscoli di giardinaggio, nei quali apprende:

1. che le piante più preziose, più convenienti e semplicemente indispensabili sono quelle che finora non ha nel suo giardino;

2. che tutto quello che ha, è «alquanto delicato»e «gela facilmente»; oppure che ha piantato nella stessa aiuola, una accanto all'altra, una pianta che «richiede umidità» e una pianta che « è necessario proteggere dall'umidità»; che quello che ho piantato, con particolare attenzione, in pieno sole, esige «la piena ombra» e viceversa;

3. che esistono trecentosettanta, o ancora di più, specie di fiori che «meritano una maggiore attenzione» e « non dovrebbero mancare in nessun giardino»; o che sono quantomeno «una varietà assolutamente nuova e sorprendente, di gran lunga superiore ai risultati finora raggiunti».

Per tutto questo, di solito il giardiniere in dicembre si intristisce notevolmente; in primo luogo comincia ad avere paura che in primavera non gli spunterà nemmeno una delle sue piante, a causa del gelo o del calore, dell' umidità, della siccità, del sole e dell' insufficienza di sole; perciò medita con che cosa sostituire queste terribili lacune. In secondo luogo, scopre che, anche se gli muore un minimo di piante, non avrà nel suo giardino quasi nessuna di quelle «specie più rare, dalla fioritura abbondante, assolutamente nuove, insuperabili», delle quali ha appena letto in sessanta cataloghi; anche questa è certamente una lacuna insopportabile, che è necessario colmare in qualche modo.

Quindi il giardiniere che sverna semplicemente smette di interessarsi a quello che ha nel suo giardino, essendo pieno di quello che non ha, il che è ovviamente di gran lunga maggiore; si getta sui cataloghi e vi sottolinea quello che deve ordinare, quello che, per nulla al mondo, può più mancare nel suo giardino. Durante la prima rapida lettura, sottolinea quattrocentonovanta perenni che, costi quel che costi, ordinerà; quando le conta, si raffredda un po' e con il cuore sanguinante comincia a cancellare quelle a cui, per questa volta, rinuncia. Deve eseguire questa dolorosa eliminazione ancora cinque volte, finché non gli restano solo centoventi perenni, «le più belle, le più convenienti, le più indispensabili», che - ispirato da un'intensa gioia - ordina subito. « Speditemele all'inizio di marzo!!». Mio Dio, magari fosse già marzo, intanto pensa con impazienza febbrile.

Orbene, un dio lo ha accecato; in marzo scopre che, con grandissimo sforzo, trova nel suo giardino a mala pena due o tre posti dove si può ancora piantare qualcosa, ma solo presso la siepe, al di là dei cespugli di cotogni giapponesi.

Quando ha terminato questo lavoro invernale fondamentale e - come è evidente - alquanto avventato, il giardiniere comincia ad annoiarsi incontenibilmente; poiché «in marzo si comincerà», conta i giorni che mancano a marzo, e giacché ne sono troppi, ne sottrae quindici giorni, perché «a volte si comincia già in febbraio».

A nulla vale, si deve aspettare. Quindi l'uomo giardiniere si getta su qualcos'altro, diciamo sul divano, sulla poltrona, o sulla chaise-longue, e prova ad abbandonarsi al sonno invernale della natura.

Dopo mezz'ora, si alza di scatto dalla posizione orizzontale, ispirato da un nuovo pensiero. I vasi da fiore! Tuttavia è possibile coltivare le piante nei vasi da fiore! Di colpo gli appare una macchia di palme e palme livinstona, dracena e tradescanzie, asparagi, clivie, aspidistre, sensitive e begonie in tutta la loro bellezza tropicale; e tra loro, come sappiamo, fioriranno la primula precoce, il giacinto e il ciclamino; dell' ingresso ne facciamo una giungla equatoriale, lungo le scale penderanno piante pensili e alle finestre mettiamo delle piante che fioriranno come folli. Quindi l'uomo giardiniere getta una rapida occhiata intorno a sé; non vede più la stanza in cui abita, bensì la foresta del paradiso che vi creerà, e corre dal fioraio all'angolo a prendere una bracciata piena di tesori vegetali.

Quando, infine, porta a casa quello che ha preso, scopre: che, quando mette tutto insieme, non sembra in alcun modo una foresta equatoriale, bensì piuttosto una minuscola bottega di vasellame di terracotta; che non può mettere niente dietro le finestre, perché - come gli dichiarano fanaticamente le donne di casa - le finestre sono fatte per cambiare l'aria; che non può mettere niente sulle scale, perché, a quanto pare, si fa sporcizia e si spande l'acqua; che non può trasformare l'ingresso in una foresta tropicale, perché, nonostante le sue suppliche e le imprecazioni, le donne non si lasciano convincere a non aprirvi le finestre che fanno entrare l'aria gelida.

Quindi l'uomo giardiniere porta i suoi tesori in cantina, dove si dice, per consolarsi, almeno non gelano; e dalla primavera, quando vanga, all' esterno, il terreno tiepido, se li dimentica completamente. Questa esperienza non gli impedirà in nessun modo di riprovare, il prossimo dicembre, con nuovi vasi da fiore a trasformare il suo appartamento in un giardino d'inverno.

In questo vediamo la vita eterna della natura.