Il Febbraio del Giardiniere

Il Febbraio del Giardiniere

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Worthington George Smith e  George Shayler

Il giardiniere in febbraio prosegue i lavori di gennaio in quanto coltiva principalmente il tempo. Giacché sappiate che febbraio è un periodo pericoloso che minaccia il giardiniere con gelate, sole, umidità, siccità e venti; il mese più breve, questo mese che, tra tutti i mesi, è come un uovo marcio in una covata, questo mese nato prematuro, bisestile e assolutamente inaffidabile, si distingue tra tutti gli altri per le sue perfide malignità; state attenti a lui. Di giorno lusinga i cespugli per ottenerne i germogli e di notte li brucia; con una mano ci alletta e con l'altra ci fa marameo. Lo sa il diavolo perché negli anni bisestili si aggiunge un giorno proprio a questo instabile, catarroso, malevolo, nanerottolo d'un mese; nell'anno bisestile si dovrebbe aggiungere un giorno al bel mese di maggio, perché ne avesse trentadue, e sarebbe fatta.

Ma che cosa possiamo farci, noi giardinieri?

Un altro lavoro stagionale di febbraio è la caccia ai primi segni della primavera. Il giardiniere non fa caso al primo maggiolino o alla prima farfalla, che di solito nei giornali danno inizio alla primavera; in primo luogo, non gli importa di nessun maggiolino e, in secondo luogo, la prima farfalla è di solito l'ultima dell'anno appena trascorso che ha dimenticato di morire. I primi segni della primavera che il giardiniere ricerca sono più sicuri.

E sono:

1. i crochi, che gli spuntano nell'erba come punte gonfie e tozze; un giorno la punta scoppia ( fenomeno a cui ancora non ha mai assistito nessuno) e produce una spazzola di foglie di un bel verde; e questo è il primo segno della primavera;

2. i listini prezzo dei vivai che gli porta il postino. Sebbene il giardiniere li conosca a memoria ( così come l'Iliade comincia con le parole «Menin aeide, thea»questi cataloghi cominciano con le parole: acaena, acantholimon, acanthus, achillea, aconitum, adenophora, adonis e così via, cose che ogni giardiniere riesce a recitare a menadito), tuttavia li legge accuratamente da acaena fino a wahlenbergia oppure yucca, sostenendo una dura lotta su che cosa dovrebbe ancora ordinare;

3. i bucaneve sono un altro annuncio di primavera; dapprima sono delle piccole cime di un verde pallido, che fanno capolino dal terreno; in seguito, queste cime si separano in due grassi dicotiledoni, ed è fatta. Poi, fioriscono già all'inizio di febbraio, e vi dico che nessuna palma della vittoria, né l'albero della conoscenza né il lauro della gloria sono più belli di quel calice bianco e fragile su uno stelo pallido che oscilla al vento freddo e umido;

4. i vicini sono un altro segno certo della primavera. Non appena si affrettano in giardino con la vanga e con la zappa, con le cesoie e con la rafia, il mastice per gli alberi e polveri di ogni tipo per il terreno, il giardiniere esperto capisce che si avvicina la primavera; allora indossa un paio di vecchi pantaloni e si affretta in giardino con la vanga e con la zappa in modo che i suoi vicini capiscano che la primavera si avvicina e di comunichino attraverso la siepe questa lieta notizia.

Il terreno si apre, ma ancora non produce foglie verdi; lo si può ancora considerare così com'è: un terreno spoglio e in attesa. È ancora l'epoca di concimare e di vangare, di dissodare, smuovere e rimescolare. Quindi il giardiniere constata che il suo terreno è troppo duro, troppo umido oppure troppo sabbioso, troppo acido o troppo secco; in breve esplode in lui la bramosia di migliorarlo in qualche modo. Sappiate che il terreno si può migliorare con migliaia di mezzi diversi; sfortunatamente il giardiniere di solito non li ha a portata di mano. In città è alquanto difficile avere a casa precisamente sterco di colombo, foglie di faggio, letame di mucca decomposto, intonaco vecchio, torba vecchia, erba decomposta, terra di talpa sgretolata, humus di bosco, sabbia di fiume, limo di fiume, terreno di brughiera, carbone di legna, cenere di legna, ossa macinate, polvere di corno, vecchio scolo di letame, stallatico di cavallo, calce, sfagno, residui marciti di ceppi e altre sostanze nutritive, benefiche e che rendono il terreno soffice, senza contare una buona quantità di fertilizzanti a base di azoto, magnesio, fosfato e di ogni altro tipo.

Ci sono, a dire il vero, momenti in cui il giardiniere desidererebbe curare, rivoltare a creare composte di tutti quei nobili terricci, ingredienti e concimi; purtroppo poi nel giardino non gli resterebbe spazio per le piante. Quindi, si limita a migliorare il terreno come può; afferra in casa gusci d'uovo, brucia le ossa avanzate del pranzo, conserva le proprie unghie tagliate, raccoglie la fuliggine del camino, per strada infila con il bastone un bello sterco di cavallo, e sotterra tutto ciò nel suo terreno; poiché sono sostanze tiepide, fertilizzanti e che rendono soffice il terreno. tutto quello che esiste si divide in ciò che giova al terreno oppure no. Solo una vile vergogna trattiene il giardiniere dall'uscire a raccogliere per la strada quello che il cavallo ha sparso; ma ogni qualvolta vede sul selciato un bel mucchio di letame, si limita a sospirare davanti a quello spreco di dono divino.

Quando si immagina quella montagna di concime nel cortile della fattoria... Lo so, ci sono ogni tipo di polveri nelle scatole di latta; puoi comprare tutto quello che desideri, sali, essenze, scorie e farine di ogni tipo, puoi vaccinare il terreno con i batteri; puoi lavorarlo in camice bianco come un assistente all' università o in farmacia. Puoi fare tutto questo, giardiniere di città; ma quando immagini quella montagna marrone e grassa di concime nel cortile della fattoria...

Ma vi devo informare che i bucaneve già fioriscono; anche l'hamamelis fiorisce di stelline gialle e l'elleboro porta grossi boccioli; e se guardate senza sosta ( nel frattempo dovete tenere il fiato sospeso), scoprite germogli e getti quasi su tutto; la vita sale dal terreno con migliaia di tenui pulsazioni. Noi giardinieri non ci arrendiamo più, noi ci affrettiamo alla ripresa vegetativa.