Il Gennaio del Giardiniere

Il Gennaio del Giardiniere

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Worthington George Smith e  George Shayler

«Nemmeno gennaio è per il giardiniere un periodo di inattività»dicono i manuali di giardinaggio. Certamente no; giacché in gennaio il giardiniere soprattutto coltiva il tempo.

Infatti il tempo è qualcosa di particolare; non è mai come dovrebbe essere. Il tempo passa sempre da un eccesso all'altro. La temperatura non corrisponde mai alla temperatura media del secolo; o è cinque gradi al di sotto o è cinque gradi al di sopra. Le precipitazioni sono dieci millimetri al di sotto della media o venti millimetri al di sopra della media; se non è troppo secco, è inevitabilmente troppo umido.

Se la gente, a cui peraltro non importa nulla, ha tanti motivi per lamentarsi del tempo, allora figuriamoci il giardiniere! Se cade poca neve, borbotta giustamente che non è sufficiente; se di neve ne cade molta, esprime la seria preoccupazione che gli spezzerà le conifere e i rododendri. Se non c'è neve, si lagna delle perniciose gelate; se sopravviene il disgelo, impreca contro quei folli venti che lo accompagnano e hanno la vergognosa abitudine di sparpagliargli gli aghi delle conifere e l'altra pacciamatura per il giardino e forse, accidenti a loro, gli spezzeranno anche qualche alberello.

Se in gennaio il sole osa splendere, il giardiniere si mette le mani nei capelli perché gli arbusti si affretteranno alla ripresa vegetativa. Se piove, teme per i suoi fiori alpini; se è secco, pensa con dolore ai suoi rododendri e alle sue andromede. Eppure non sarebbe difficile accontentarlo: gli basterebbe che, dal primo all'ultimo giorno di gennaio, ci fossero 0,9 gradi sotto zero, centoventisette millimetri di neve (soffice e possibilmente fresca), un cielo generalmente nuvoloso, nessun vento o moderati venti occidentali, e tutto sarebbe a posto. Ma così è: di noi giardinieri nessuno si preoccupa e nessuno ci chiede come dovrebbe essere. Perciò il mondo va in questa maniera.

Il peggio per il giardiniere è quando sopravvengono le gelate. Allora la terra si indurisce e inaridisce fino all' osso, giorno dopo giorno, e più intensamente, notte dopo notte; il giardiniere pensa alle radici che gelano nel terreno morto e duro come la pietra; ai rami intirizziti fino al midollo dal vento secco e ghiacciato; ai germogli gelati nei quali la vegetazione in autunno ha conservato le proprie carabattole. Se sapessi che potrebbe essere d'aiuto, vestirei l'agrifoglio con il mio cappotto, al ginepro infilerei i miei pantaloni; per te mi tolgo la camicia, azalea pontica, a te, campana di corallo, metto il cappello e per te, coreosside, non mi restano che i calzini; accontentati.

Esistono vari stratagemmi per ingannare il tempo e provocarne il cambiamento. Per esempio, non appena decido di vestirmi con quello che ho di più caldo, regolarmente la temperatura aumenta. Allo stesso modo, il disgelo comincia, se alcuni amici si mettono d'accordo per andare in montagna a sciare. Anche se qualcuno scrive su un quotidiano un articolo, nel quale descrive il gelo predominante, i visi dall' aspetto sano e gelato, il turbinio sulle piste di pattinaggio e altri esempi simili, comincia il disgelo proprio nel momento in cui l'articolo viene composto in tipografia, cosicché le persone lo leggono, mentre fuori cade una tiepida pioggia e il termometro indica otto gradi sopra lo zero;  e naturalmente il lettore dirà che nei quotidiani ci sono solo menzogne e imbrogli; lasciateci in pace con i quotidiani. Invece, bestemmiare, lamentarsi, fare scongiuri, citare in giudizio, dire «brr» e fare altri incantesimi non ha alcuna influenza sul tempo.

Per quanto riguarda la vegetazione di gennaio, i cosiddetti «fiori su vetro»sono i più importanti. Perché prosperino occorre che nella stanza abbiate almeno un po' di vapore acqueo nell'aria; se l'aria è perfettamente secca, non coltivate sulle finestre nemmeno un'ononide spinosa, tanto meno dei fiori. Inoltre occorre che la finestra non chiuda bene in qualche punto; nella direzione in cui entra lo spiffero dalla finestra, crescono i fiori di ghiaccio. Per questo prosperano di più ai poveri che ai ricchi, perché ai ricchi le finestre chiudono meglio.

I fiori di ghiaccio si distinguono botanicamente per il fatto che non sono propriamente fiori, quanto piuttosto fogliame. Questo fogliame somiglia all'indivia, al prezzemolo, e alle foglie di sedano; inoltre ai vari cardi della famiglia delle cynarocephalee, carduacee, dipsacee, acanthacee, umbellifere e altre; si possono confrontare con le specie: cardo spinoso o asinino, carlina, cirisio, notabasis, eringio, cardo pallottola, cardo, scardaccione, zafferanone selvatico, acanto, e ancora con altre piante spinose con le foglie pennate, dentate, seghettate, lobate, settate o crenate; a volte somigliano alle foglie di felce o di palma e altre volte agli aghi del ginepro; ma non hanno fiori.

Quindi «nemmeno gennaio è per il giardiniere un periodo di inattività», come - certamente solo per consolazione - affermano i manuali di giardinaggio. Soprattutto si può, a quanto si dice, lavorare il terreno, poichè sembra che con il gelo si sbricioli. Quindi subito, il Primo dell' Anno, il giardiniere si precipita in giardino per lavorare il terreno. Si accinge a farlo con la vanga; dopo un lunghissimo sforzo gli riesce di spezzare la vanga sul terreno duro come diamante. Prova con la zappa; se procede senza sosta, gli si rompe il manico.

Allora afferra il piccone e ottiene soltanto di spezzare il bulbo di tulipano che aveva piantato in autunno.

L'unica soluzione è lavorare il terreno con scalpello e martello; solo che è un sistema molto lento, che presto viene a noia. Forse si potrebbe smuovere il terreno con la dinamite; ma il giardiniere di solito non ce l'ha. Bene, lasciamo fare al disgelo.

Ed ecco il disgelo, il giardiniere si precipita in giardino a lavorare il terreno. Dopo un po' lo porta tutto a casa, attaccato alle scarpe, almeno quello che si è scongelato in superficie; nondimeno ha un 'espressione beata e afferma che la terra già si sta aprendo. Nel frattempo non resta che «eseguire i vari lavori preparatori per la stagione imminente».

«Se in cantina hai un posto asciutto, prepara il terreno per i vasi da fiore, mescolando debitamente terriccio di foglie, composta, sterco putrefatto di mucca e un po' di sabbia». Ottimo! Solo che in cantina ci sono coke e carbone; quelle donne si allargano