IL Giugno del Giardiniere

IL Giugno del Giardiniere

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Miss May Rivers.

Giugno è l'epoca principale della fienagione, ma per quanto riguarda noi, giardinieri di città, non vi immaginate, per favore, che una mattina rugiadosa affiliamo la falce e poi con la camicia aperta davanti, con poderose bracciate falciamo l'erba scintillante, fino a farla sibilare, cantando intanto canzoni popolari. La cosa si presenta in modo alquanto diverso. In primo luogo, noi giardinieri vogliamo avere il prato all' inglese, verde come un biliardo e folto come un tappeto, un prato perfetto, un tappeto verde intatto, una zolla erbosa simile a velluto, una prateria simile a un tavolo. Orbene, fin dalla primavera constatiamo che il prato all'inglese è composto da qualche chiazza spoglia, da denti di leone, trifoglio, argilla, muschio e da alcuni ciuffi duri e ingialliti di erba. In primo luogo, si deve sarchiare; ci accovacciamo e strappiamo dal prato l'immonda erbaccia, lasciando dietro di noi un terreno deserto, battuto e così spoglio, come se ci avessero ballato dei muratori o un branco di zebre. Poi si innaffia e si lascia spaccare al sole, dopodiché decidiamo che si deve solo falciare.

Il giardiniere inesperto, presa questa decisione, si incammina verso la periferia più vicina, finché non trova, in un viottolo tutto rosicchiato e spoglio, una vecchia con una capra magra, che bruca un biancospino o la rete di un campo da tennis.

«Nonnetta» dice gentilmente in giardiniere, «vorrebbe una bella erbetta per la sua capra?» Può venire da me a tosare l'erba, quanta ne vuole».

«E che cosa mi dà in cambio?» replica la vecchia, dopo aver riflettuto per un po'.

«Venti corone» dice il giardiniere e torna a casa ad aspettare la vecchia con la capra e la falce, ma la vecchia non arriva.

Allora il giardiniere si compra una falce e una cote e annuncia che non pregherà nessuno e toserà la sua erba da solo. Ma la falce è così spuntata o l'erba di città è tanto dura o chissà che cosa, insomma la falce non prende;  ogni filo d'erba si deve tenere per la punta, tirare verso l'alto e fendere con la falce in basso con grande forza, nel farlo, di solito si strappano anche le radici. Con le forbici da cucito si procede in modo fondamentalmente più veloce. Quando infine il giardiniere ha tagliato, spennacchiato e devastato il suo prato, se è andata bene, ha rastrellato solo un fastello di fieno, allora prende e va di nuovo a cercare la vecchietta con la capra.

«Nonnetta» dice con voce mielosa, «non vorrebbe venire a prendere da me una gerla di fieno per la sua capra? E' un bel fieno puro...». «E che cosa mi dà in cambio?» replica la vecchietta dopo aver pensato ancora più a lungo.

«Dieci corone» annuncia il giardiniere e corre a casa ad aspettare la vecchietta, che deve venire a prendere il fieno, pure è un peccato buttare un fieno così bello, non è vero?

Alla fine il netturbino si incarica del fieno, ma deve avere una corona. «Lo sa, capo»dice, «non possiamo prenderlo sulla vettura».

Il giardiniere più esperto si compra semplicemente un tosaerba: è una macchina su rotelle, fra il fracasso di una mitragliatrice, e quando la muove sul prato, i fili d'erba volano: vi dico che è una felicità unica. Quando arriva il tosaerba a casa, tutti i membri della famiglia, dal nonno al nipote, si azzuffano su chi deve tosare l'erba; è tale un divertimento, fare fracasso e falciare il prato rigoglioso. «Permettete» annuncia il giardiniere, «che vi mostri come si fa». Quindi si incammina sul prato con la gravità di un macchinista e, nello stesso tempo, di un aratore.

«Ora di nuovo io» supplica un altro membro della famiglia.

«Ancora un pezzetto» non transige sul suo diritto il giardiniere, e di nuovo si incammina, schiamazzando e falciando l'erba, finché non vola. E' la prima, solenne fienagione.

«Ascolta» il giardiniere si rivolge, dopo qualche tempo,  a un altro membro della famiglia, «non vorresti prendere la macchina e tagliare l'erba? E' un lavoro molto piacevole».

«Lo so» risponde l'altro, tiepidamente «ma oggi non ho molto tempo».

L'epoca della fienagione, come è noto, è anche quella dei temporali. Per alcuni giorni il temporale si addensa in cielo e sulla terra; il sole è ardente e quasi ostile, la terra si spacca e  i cani puzzano; il contadino guarda preoccupato il cielo e dice che dovrebbe piovere. Dopodiché compaiono le cosiddette nubi nefaste e si scatena un vento selvaggio, che trascina con sé polvere, cappelli e foglie strappate; allora il giardiniere si precipita in giardino con i capelli svolazzanti, non per sfidare gli elementi come un poeta romantico, bensì per legare tutto quello che si muove al vento, per portare via gli attrezzi e le sedie, insomma per fronteggiare la calamità naturale. Mentre tenta inutilmente di legare gli steli del delphinium, cadono i primi goccioloni caldi, per un attimo l'aria si fa soffocante, e bum! al rombo del tuono scoppia un pesante acquazzone. Il giardiniere scappa sulla soglia e con il cuore pesante guarda il giardino scuotersi sotto i colpi della pioggia e della burrasca; e, quando arriva il peggio, si slancia per legare un giglio spezzato, come un uomo che tenti di salvare un bambino che annega. Dio mio, questa è acqua! A questo punto la grandine comincia a rumoreggiare, i chicchi saltellano sulla terra e sono spazzati via da ruscelli di acqua sporca; e nel cuore del giardiniere lottano l'angoscia per le piante e quel certo entusiasmo che ci suscitano i grandi fenomeni naturali. Poi il rimbombo diventa più sordo, il diluvio si trasforma in una pioggia fredda che si dirada in una pioggerella. Il giardiniere corre fuori nel giardino che è rinfrescato, disperatamente guarda il prato cosparso di sabbia, gli iris spezzati e le aiuole travolte, e mentre il primo merlo lancia uno strido, chiama il vicino dall'altra parte della siepe: «Ehilà, dovrebbe ancora piovere; per gli alberi è troppo poco».

Il giorno dopo i quotidiani scrivono del catastrofico nubifragio, che ha provocato disastri soprattutto al grano; ma non scrivono che ha provocato pesanti danni specialmente ai gigli o che ha devastato soprattutto il papavero orientale. Noi giardinieri siamo sempre trascurati.

Se servisse a qualcosa, il giardiniere si inginocchierebbe ogni giorno e pregherebbe più o meno così: «Signore Iddio, fa' che ogni giorno piova più o meno da mezzanotte fino alle tre del mattino, e sai, una pioggia lenta e tiepida, perché si possa assorbire; ma che nel frattempo non piova sulla crotonella, sull' alisso, l'eliantemo, la lavanda e le altre piante, che Ti sono note, nella Tua infinita saggezza, con il nome di xeroterme; se vuoi, Te le scrivo su un foglio di carta; e fa' che il sole splenda tutto il giorno, ma non dovunque ( per esempio non sulla spirea, sulla genziana, sulla hosta e sul rododendro) e non troppo; fa' che ci sia abbastanza rugiada e poco vento, abbastanza lombrichi, nessun pidocchio o lumaca, niente peronospora, e fa' che una volta alla settimana piova letame sciolto e sterco di colombo, amen».

Giacché sappiate che così era nel Giardino dell' Eden; altrimenti non sarebbe fiorito così, cosa credete.

Ma a proposito della parola « pidocchio» dovrei aggiungere che proprio a giugno si devono sterminare i pidocchi. A questo scopo ci sono polveri di ogni tipo, preparati tinture, estratti, infusioni e sostanze maleodoranti, arsenico, tabacco, lubrificante e altri veleni, che il giardiniere prova uno dopo l'altro, non appena scopre che sulle rose si moltiplicano in modo serio pidocchi verdi, soffici e satolli. Se utilizzate questi rimedi con una certa accortezza e in modo debito, scoprirete che le vostre rose a volte sopravvivono incolumi allo sterminio dei pidocchi, ad eccezione di qualche bruciatura sulle foglie e sui boccioli; per quanto riguarda i pidocchi, durante questo sterminio prosperano in misura straordinaria, cosicché coprono i rametti delle rose come un fitto ricamo. Poi si può - con sonore espressioni di disgusto - schiacciarli rametto per rametto. Quindi, in questo modo si sterminano i pidocchi; ma il giardiniere puzza ancora a lungo di estratto di tabacco e lubrificante.