IL Luglio del Giardiniere

IL Luglio del Giardiniere
Dominique Appia "Le Grand Voyage"

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Miss May Rivers.

Secondo il diritto canonico dei giardinieri, a luglio si innestano le rose. Di solito si fa così: si prepara la rosa canina, che è la pianta selvatica o base sulla quale si deve innestare, poi una grande quantità di rafia e infine il coltello da giardinaggio o roncola. Quando è tutto pronto, il giardiniere prova il filo della roncola sul polpastrello del pollice; se la roncola è abbastanza affilata, incide il dito e lascia un taglio slabbrato e sanguinante. Questo poi si fascia con alcuni metri di garza, da cui nasce sul dito un bocciolo abbastanza grande e pieno. Tutto ciò si chiama innesto delle rose. Se non si ha per le mani una rosa canina, ci si può procurare l'incisione nel dito, descritta più sopra, in altre circostanze, come per esempio la realizzazione delle talee, il taglio dei getti selvatici o degli steli sfioriti, la cimatura degli arbusti e così via.

Concluso l'innesto delle rose, il giardiniere scopre che dovrebbe nuovamente smuovere la terra compressa e compatta delle aiuole. Questo si fa circa sei volte all' anno, e ogni volta il giardiniere butta via dal terreno una quantità incredibile di pietrame e di altra immondizia.

Evidentemente il pietrame nasce da qualche seme o da qualche uovo, oppure esce continuamente fuori dal misterioso interno della terra; forse la terra, in qualche modo, trasuda le pietre. Il terreno da giardino o di coltura, chiamato anche humus o terriccio, è composto generalmente da determinati ingredienti che sono: terra, letame, fogliame decomposto, torba, pietrame, schegge di boccali da mezzo litro, piatti rotti, chiodi, filo di ferro, ossa , frecce ussite, carta stagnola della cioccolata, mattoni, monetine antiche, vecchie pipe, vetro di finestre, specchietti, vecchie etichette di piante, utensili di latta, cordicelle, bottoni, suole, escrementi di cane, carbone, manici di pentole, lavandini, tovaglioli, bottiglie, traverse, brocche, fibbie, ferri di cavallo, barattoli di latta per conserve, isolanti frammenti di quotidiani e innumerevoli altre componenti, che il meravigliato giardiniere estrae ogni volta che smuove il terreno delle sue aiuole. Forse una volta scaverà sotto i suoi tulipani una stufa americana, la tomba di Attila o i libri della Sibilla; nel terreno di coltura si può trovare di tutto.

Ma la principale preoccupazione di luglio è ovviamente bagnare e annaffiare. Se il giardiniere bagna con l'annaffiatoio, conta gli annaffiatoi come l'automobilista i chilometri.

«Ah» annuncia con l'orgoglio di un recordman, «oggi ho alzato quarantacinque annaffiatoi». Se sapeste, che piacere si prova, quando l'acqua fresca gronda e scroscia sul terreno inaridito; quando all'imbrunire scintilla sui fiori e sulle foglie, appesantite dalla premurosa pioggerella; quando poi tutto il giardino umido sospira con sollievo, così come sospira l'assetato viandante - «Aaaah, aaah» dice il viandante asciugandosi la schiuma dai baffi, «era una sete enorme. Oste, ancora un' altra!». E il giardiniere corre a prendere ancora un altro annaffiatoio per lenire la sete di luglio.

Con l'idrante e la pompa si può annaffiare ovviamente più in fretta e, per così dire, in grande; in un tempo relativamente breve, spruzziamo non solo le aiuole, ma anche il prato, la famiglia del vicino che fa merenda, un passante per strada, l'interno della casa, tutti i membri della famiglia e, più di tutto, noi stessi. Il getto dell'idrante ha un'efficacia spaventosa, quasi quanto una mitragliatrice; potete in un attimo scavare un fosso nella terra, falciare le perenni e strappare la corona degli alberi. Vi rinfresca notevolmente se spruzzate dalla pompa contro vento; è una vera idroterapia, quando vi bagna fino all' osso. La pompa ha, oltretutto, una particolare predilezione a bucarsi in qualche punto al centro, dove meno ve lo aspettate; e state poi come un dio delle acque in mezzo a zampilli sgorganti, con il lungo serpente acquatico arrotolato intorno alle vostre gambe; è una visione affascinante. Quando poi siete bagnati fino all' osso, annunciate in tono soddisfatto che il giardino ne ha a sufficienza e andate ad asciugarvi. Nel frattempo il vostro giardino ha detto «Aaah», ha deglutito le vostre fontanelle senza battere ciglio ed è di nuovo secco e assetato come prima.

La filosofia tedesca afferma che la realtà materiale è semplicemente ciò che esiste, laddove un più alto ordine morale è «das Sein-Sollende» oppure ciò che deve essere. Quindi il giardiniere, sopratutto in luglio, conosce questo ordine superiore, sapendo molto bene ciò che dovrebbe essere. «Dovrebbe piovere» spiega il giardiniere nella sua maniera espressiva.

Di solito accade così: quando i cosiddetti vivificanti raggi solari arrivano oltre i cinquanta gradi centigradi; quando l'erba ingiallisce, le foglie sulle piante inaridiscono e le fronde degli alberi sono flosce e avvizzite per la sete e per il calore; quando la terra si spacca, si agglomera in pietra o si frantuma in polvere ardente, allora, sistematicamente:

1. scoppia il tubo del giardiniere, cosicché non può spruzzare;

2. succede qualcosa all'acquedotto e non scorre assolutamente acqua, e siete, come si dice, sui carboni ardenti.

In questo frangente, il giardiniere invano inumidisce il terreno con il proprio sudore; immaginate quanto debba sudare, perché basti, diciamo, per un prato piccolo. Allo stesso modo, non aiuta insultare, imprecare, bestemmiare e sputare rabbiosamente, anche se con ogni sputo corriamo in giardino ( ogni goccia di umidità è buona!). Allora il giardiniere ricorre a quell'ordine superiore e comincia fatalisticamente a dire: «Dovrebbe piovere». « E dove andrà quest'anno in villeggiatura?».

«Che cosa importa, ma dovrebbe piovere». «E che cosa ne pensa delle dimissioni inglesi?»

«Io dico, dovrebbe piovere».

Oh, Signore, quando si pensa a quella bella pioggia di novembre;  quattro, cinque, sei giorni scroscia una fredda cortina di pioggia; è grigio, umido e freddo, l'acqua entra nelle scarpe, sguazza sotto i piedi e si insinua nelle ossa...

Come dico, dovrebbe piovere.

L rose e le phlox, l'helenium e la coreopsis, l'emerocallide, il gladiolo, le campanelle, l'aconito, l'enula, il ledum, il crisantemo - ringraziando Iddio, ci sono abbastanza piante che crescono anche in queste cattive condizioni. Sempre qualcosa fiorisce e qualcosa sfiorisce; sempre devi tagliare gli steli sfioriti, mormorando ( al fiore, non a te stesso): «Anche per te è finita, amen».

Vedete, i fiori sono veramente come le donne: tanto belle e fresche, da lasciarci gli occhi, e non finisci mai di osservare questa bellezza, qualcosa ti sfugge sempre, mio Dio, perché nessuna bellezza ti sazia; ma non appena comincia a sfiorire, allora non so perché, in qualche modo smette di curare il proprio aspetto ( io parlo dei fiori) e, se si volesse essere brutali, si direbbe che sembra una sciattona. Che peccato, mia leggiadra bellezza (io parlo dei fiori), che peccato che il tempo scorra in questo modo; la bellezza passa e solo il giardiniere resta.

L'autunno del giardiniere comincia già a marzo: con i primi bucaneve sfioriti.