Il maggio del giardiniere

Il maggio del giardiniere

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Miss May Rivers.

Ecco, per la preoccupazione di smuovere e vangare, piantare e potare, non siamo ancora arrivati alla gioia più grande e all'orgoglio intimo del giardiniere, al suo giardino roccioso o alpino. Evidentemente si chiama alpino perché questo pezzetto di giardino permette al suo coltivatore di praticare un alpinismo a rotta di collo; per esempio, se vuole piantare qui, tra queste due pietre, una piccola androsace, allora deve poggiare leggermente una gamba qui, su questa pietra che vacilla un po', e bilanciarsi slanciando l'altra in aria, per non calpestare il cuscinetto di violacciocche o di aubrezie in fiore; deve avvalersi di spaccate, flessioni, giravolte, posizioni, posture, salti, affondi, flessioni in avanti, prese ed esercizi audacissimi, per poter piantare, smuovere, scavare e sarchiare tra le pietre del suo giardino roccioso, disposte pittorescamente  e appoggiate in modo non proprio stabile.

Così la coltivazione del giardino roccioso si dimostra uno sport emozionante e di alta quota; per di più vi offre innumerevoli sorprese entusiasmanti, quando per esempio all' altezza vertiginosa di un braccio scoprite nella roccia un ciuffo fiorito di bianca stella alpina o di garofano alpino o di altri, come si usa dire, rampolli della flora di alta montagna. Ma che parlo a fare, chi non ha sgobbato su queste miniature d'ogni genere: campanelle, sassifraghe, sileni, veroniche, arenarie, drabe, iberidi, alissi e fiamme (e il dryas, l'erisimo, i semprevivi e il sedum) e la lavanda, l'argentina, l'anemone, la camomilla e la pelosella d'Alpe (e il fiore della nebbia, la campanula graminifolia e vari timi) e l'iris pumila, l'iperico, lo sparviere aranciato, la rosa delle rocce, la genziana, il cerastio, l'armeria e la linaria (senza, naturalmente, dimenticare l'astro delle Alpi, l'artemisia, l'erino, l'euforbia, la saponaria, l'erodium, l'iberidella rupina, la parnichia, l'erba storna e l'etionema, senza tralasciare, naturalmente la bocca di leone, l'antennaria dioica e innumerevoli altre bellissime piantine, come per esempio la petrocallis, il litospermo, l'astragalo e altre non meno importanti come le primule, la viola rupestre e così via).

Quindi chi non ha coltivato tutti questi fiori, senza contarne molti altri ( dei quali cito almeno l'onosma, l'acaena, il geranio dei prati, la bahia e la sagina e la cherleria), costui non parli di tutte le meraviglie del mondo; giacché non ha visto le cose più leggiadre che questa aspra terra, in un momento di intenerimento ( che è durato solo alcune centinaia di migliaia di anni) ha creato.  Se vedeste un cuscinetto di dianthus musalae, costellato dei fiorellini più rosa, che mai...

Ma che parlo a fare; solo i coltivatori di giardini rocciosi conoscono questa estasi settaria. Sì, giacché il coltivatore di giardino roccioso non è solo un giardiniere, bensì un collezionista, il che lo fa annoverare tra i maniaci gravi.

Fategli vedere che vi ha preso per esempio la campanula morettina e arriverà da voi di notte a rubarla, uccidendo e sparando, giacché non può più vivere senza di lei; se invece è troppo vigliacco o troppo grasso per derubarvi, piangerà e mendicherà perché gli diate almeno una piccolissima talea. Ecco, ben vi sta perché davanti a lui vi siete vantati e vanagloriati dei vostri tesori.

Oppure gli accade di trovare nel vivaio un vaso da fiori senza etichetta con il nome, da cui spunta qualcosa di verdolino. «E che cosa è questo?» si rivolge bruscamente al vivaista. «Questo?» ribatte il vivaista, imbarazzato, «questa è una specie di campanella, io stesso non so quale potrebbe essere...»

«Me la dia» dice il maniaco, fingendo indifferenza.

«No» dice il vivaista, «questa non la vendo». «Guardi» esordisce in tono commovente il maniaco, «compro da lei ormai da tanto tempo, mi dica, che cosa mai le costa, suvvia?».

Dopo molti discorsi, andandosene più volte e sempre ritornando al misterioso vaso senza nome, dando chiaramente a vedere che senza di esso assolutamente non se ne andrà, anche se dovesse girare  lì intorno nove settimane, quindi usando tutte le manovre e le pressioni da collezionista, finalmente il coltivatore di giardino roccioso si porta la misteriosa campanella a casa, le sceglie il posto migliore nel suo giardino roccioso, la pianta con infinita tenerezza e quotidianamente  la va a bagnare  e irrorare con tutta l'attenzione che  questa rarità merita. E la campanella cresce davvero  a vista d'occhio.

«Guardi» mostra il suo orgoglioso proprietario agli ospiti, «è un tipo particolare di campanella, è vero? Ancora nessuno è riuscito a definirla: sono curioso di vedere come fiorisce».

«E' una campanella?» domanda l'ospite. «Ma se il cren ha le foglie molto più grandi, e non così lucide. E' sicuramente una campanella, ma forse» aggiunge con modestia «è una species nova».

Grazie alla copiosa umidità, la suddetta campanella cresce con una velocità che lascia sbigottiti. «Guardi» predica il suo proprietario, «lei ha detto che ha le foglie simili a quelle del cren. Ha mai visto un cren con foglie così enormi? Buon Dio, questa è una campanula gigantea, avrà i fiori grandi come piatti».

Bene, finalmente quella campanella unica comincia a buttare fuori un gambo, e su di esso... In verità, è solo cren, il diavolo sa come ha fatto ad arrivare dal vivaista, in quel vaso da fiori!

«Senta» domanda l'ospite dopo qualche tempo, «dove è quell'enorme campanella? Ancora non fiorisce?».

«Ma quando mai, quella mi si è seccata. Sa, quelle specie delicate e rare... Forse era qualche ibrido».

E' veramente una croce procurarsi i fiori. A marzo, di solito, il vivaista non evade il vostro ordine perché magari gela e le colture non sono ancora fuori; in aprile ugualmente non lo evade perché ha troppi ordini; a maggio non lo evade perché ormai ha venduto quasi tutto. «Le primule non ci sono più ma, se vuole, al loro posto le do il verbasco, anche quello ha i fiori gialli».

Pur tuttavia, qualche volta accade che la posta vi consegni una cesta con le colture che avete ordinato. Urrà! Proprio qui, nell'aiuola, ho bisogno di qualcosa di abbastanza alto tra gli aconiti; ci mettiamo il dictamus, certo, chiamato anche frassinella o limonella; è vero che la piantina che hanno mandato è un po' piccolina, ma crescerà a vista d'occhio.

Trascorre un mese, e la piantina in nessun modo vuole crescere; ha l'aspetto di un'erba bassa - se non fosse il dictamus, direi che si tratti di un dianthus. Dobbiamo bagnarla abbondantemente perché cresca; e accipicchia i fiori li ha di un rosa...

«Guardi» il giardiniere indica all' ospite esperto, «è un dictamus basso, non è vero?».

«Vuol dire dianthus» lo corregge l'ospite.

«Si capisce, un dianthus» dice il padrone di casa rapidamente, «mi sono confuso; infatti stavo proprio pensando che tra quelle perenni alte ci starebbe meglio un dictamus, non le pare?».

Ogni manuale di giardinaggio vi informa che «la cosa migliore è procurarsi le colture dal seme». Ma non vi dice che, per quanto riguarda i semi, la natura ha le sue abitudini. E' una legge della natura che o non germoglia nessuno dei semi piantati o germogliano tutti in massa. Il giardiniere si dice: «Mi andrebbe bene un cardo, diciamo un cirsium o un onopordon». E compra una bustina di semi per ciascuna specie, semina e si rallegra del fatto che i semi germogliano bene. Dopo qualche tempo c'è bisogno di diradarli e il giardiniere si compiace di avere centosessanta vasetti con piantine rigogliose; si dice che la coltivazione dai semi è pur sempre la migliore. E poi le piantine devono essere messe a dimora; ma che cosa deve farsene una persona di centosessanta cardi? Già le ha piantate dovunque ci fosse un briciolo di terreno e ancora gliene avanzano circa centotrenta. E' mai possibile che le debba buttare nell'immondizia, dopo aver sgobbato tanto per loro? «Signor vicino, non vorrebbe qualche piantina di cirsium? E' molto decorativo, lo sa?». «Sì, magari».

Ringraziando Iddio, il vicino ha ricevuto trenta piantine con le quali adesso corre imbarazzato per il giardino, cercando dove piantarle. Resta ancora il vicino in basso e quello di fronte...

Dio li aiuti a far loro crescere cardi decorativi alti due metri!