l 'Aprile del Giardiniere

l 'Aprile del Giardiniere

di Karel Capek estratto da "L'anno del giardiniere" Sellerio editore Palermo

Illustrazioni Miss May Rivers.

Aprile è proprio il mese giusto e benedetto del giardiniere. Che gli innamorati vadano a quel paese con la loro esaltazione del mese di maggio; a maggio gli alberi e i fiori si limitano a fiorire, ma ad aprile spuntano; sappiate che tutto questo gemmare e germogliare, le gemme, i germogli e i getti sono la più grande meraviglia della natura, e non rivelerò su di loro nemmeno una parola di più; accovacciatevi voi stessi e frugate con un dito nella terra soffice, con il fiato sospeso, poiché il suddetto dito tocca un germoglio fragile e pieno. È una cosa che non si può descrivere, così come non si possono descrivere con le parole i baci e altre poche cose.

Ma a proposito di quel fragile germoglio, nessuno sa come accada, ma succede spesso: quando mettete piede nell'aiuola per togliere un rametto secco o per estirpare un infestante dente di leone, di solito calpestate un germoglio sotterraneo di giglio o di ranuncolo; vi crocchia sotto i piedi, e voi vi paralizzate per l'orrore e la vergogna; in quell'istante vi sentite un mostro, sotto i cui zoccoli non cresce l'erba. Oppure, con risoluta cautela, zappettate il terreno nell'aiuola con il risultato garantito che tagliate in due con la zappa un bulbo che germoglia o recidete con la vanga i getti degli anemoni; quando indietreggiate per lo spavento, schiacciate con il calcagno una primula in fiore o rompete un ciuffo di delphinium appena spuntato. Maggiore è l'angosciosa attenzione con cui lavorate, maggiori sono i danni che arrecate; solo anni di pratica vi insegneranno la sicurezza mistica e brutale del vero giardiniere, che cammina dove vuole Iddio, e tuttavia non calpesta niente; e se anche succede non ne fa una tragedia. Questo lo dico tra parentesi.

Aprile, oltre a essere il mese della germogliazione, è anche il mese della piantagione. Con entusiasmo, sì, con selvaggio entusiasmo e impazienza avete prenotato presso i vivai delle piantine senza le quali non potreste più vivere; avete promesso a tutti gli amici giardiniere che andrete da loro a prendere le talee; mai, dico, vi basta quello che già avete. E così, un giorno, a casa vostra si raccolgono circa centosettanta piantine, che hanno bisogno di essere interrate; in quel momento vi guardate attorno nel vostro giardino e scoprite con spaventosa certezza che non avete dove metterle.

Quindi il giardiniere in aprile è una persona la quale, con in mano una piantina avvizzita, fa venti volte il giro del suo giardino, cercando un palmo di terra sul quale ancora non cresca niente. «No, qua non va» borbotta piano, « qui ho dei maledetti crisantemi; qui mi soffocherebbe la phlox, e lì c'è la crotonella, che il diavolo se la porti. Uhm, qui è cresciuta la campanella, e anche lì, vicino all'achillea non c'è posto - dove mai la metterò? Aspetta, qua - no, qui c'è già l'aconito; o qua - ma qui c'è la potentilla. Qui andrebbe, ma è pieno di tradescanzie; e lì - che cosa mia sta venendo fuori? Sarei contento di saperlo. Ah, qui c'è un pochino di posto; aspetta, piantina, ti accomodo subito. Ecco fatto, e adesso cresci tranquilla». Sì, ma dopo due giorni il giardiniere scopre di averla piantata direttamente su un'enotera purpurea che sta sputando.

L'uomo giardiniere è nato certamente dalla cultura e non per uno sviluppo naturale. Se fosse nato dalla natura, avrebbe un altro aspetto; avrebbe le zampe del coleottero, per non doversi accovacciare, e avrebbe le ali, sia per la bellezza e sia per potersi alzare al di sopra delle sue aiuole. Chi non ha provato, non ha idea di quanto le gambe impaccino l'uomo, se non ha dove metterle; quanto siano inutilmente lunghe, se è necessario piegarle sotto di sé e frugare con un dito nel terreno; quanto siano assurdamente corte, se l'uomo deve raggiungere l'altro bordo dell'aiuola, senza nel frattempo calpestare il cuscinetto di pyrethrum oppure l'aquilegia che sta germogliando. Se fosse nato dalla natura, starebbe appeso alla vita a dondolarsi sulle proprie colture, o almeno avrebbe quattro mani e su di esse una testa con un berretto e niente più; o avrebbe arti pieghevoli come il cavalletto per la macchina fotografica. Ma giacché il giardiniere è evidentemente conformato in modo altrettanto imperfetto come voi altri, non gli resta che mostrare quello che sa fare: bilanciarsi sulla punta di un solo piede, librarsi come una ballerina russa, stare a gambe aperte su una larghezza di quattro metri, posarsi leggero come una farfalla o una cutrettola, entrare in un centimetro quadrato di terreno, mantenersi in equilibrio contro tutte le leggi sull'inclinazione dei corpi, arrivare dappertutto e scansare tutto e nel frattempo tentare di conservare una certa dignità, perché la gente non rida di lui. Naturalmente, ad un'occhiata superficiale, del giardiniere non vedrete null'altro che il sedere; tutto il resto, come la testa, le braccia e le gambe, sono semplicemente al di sotto.

Grazie per la domanda, qui ci sarà un gruppo di narcisi, giacinti e tageti; e la viola cornuta e l'omphidales cappadocia, la sassifraga bulbifera, la draba sia arabis che hutchinsia e la primula e il brugo primaverile, e quello che fiorirà domani o dopodomani, lo vedrete. Si capisce, tutti sanno guardare. «Ehi, che bel lillà» dirà un laico, al che il giardiniere, un po' offeso, dirà: « Ma questa è una petrocallis pirenaica». Poiché il giardiniere attribuisce importanza ai nomi; un fiore senza nome è, per dirla platonicamente, un fiore senza idea metafisica; insomma non ha una vera e valida realtà. Il fiore anonimo è erbaccia, il fiore con il nome latino è, in un certo qual modo, elevato al rango specialistico. Se vi cresce nell'aiuola un'ortica, applicate l'etichetta « Urtica dioica» e comincerete a stimarla; sì e le zappetterete anche il terreno e la concimerete con il salnitro del Cile. Se parlate con un giardiniere, chiedetegli sempre: «Come si chiama questa rosa?». «Questa è una Burmeester van Tholle» vi dice il giardiniere compiaciuto, « e questa è una Madame Claire Mordier»e, nel frattempo, pensa di voi con riconoscenza che siete una persona per bene  e colta. E voi stessi non azzardate nomi, non dite per esempio: «Le cresce una bella Arabis» quando poi il giardiniere furioso può tuonare contro di voi: «Ma quando mai, se è una Schievereckia Bornmuller!!». E' vero che è quasi la stessa cosa, ma un nome è un nome, e noi giardinieri ci teniamo al nome corretto. Per questo odiamo tanto i bambini e i merli, perché ci staccano e confondono le etichette applicate alle piante, poi ci succede che indichiamo con meraviglia: «Guardate qua, quel cytisus fiorisce proprio come un gnaphalium - forse è una varietà locale, ed è sicuramente un cytisus, perché ha la sua etichetta con il nome».