Lucio Del Pezzo nel Parco Negombo

“Pittura oggettuale” ha definito, con il noto argume, Gillo Dorfles l’opera di Lucio Del Pezzo , mettendo in rilievo che i suoi oggetti sono “la traduzione plastico-cromatica di un’atmosfera metafisica”, che è però gioiosa e ironica verso l’attuale  mondo popolato di oggetti amati, incantati, consumati.  Gli oggetti sono oggi moderni totem che hanno l’anima dei feticci della merce. E’ c’è, però, nelle sue opere anche il ritrovamento dell’incantato mondo della memoria che gli oggetti incarnano; e c’è la loro potenza relazionale insieme alla nostra complicità con gli oggetti che strutturano profondamente il nostro modo di essere e comunicare. Così avviene che le opere solari e complesse di Del Pezzo strutturano mondi delle meraviglie e rivisitano segni assoluti. Di quest’ultimi fa parte il suo Zig-Zag.

Riflettendo  sulle caratteristiche dell’opera osserviamo che lo “Zig–Zag” di Lucio Del Pezzo ci appare e ci accoglie ora all’entrata del parco: si erge slanciato e potente fra gli alberi e vale come un annuncio o squillo visivo-sonoro che sospende il silenzio e la quiete avvolgente del parco con le sue forme, a spigoli vivi e acuti; genera un effetto di intensificazione della vita o di eccitazione: con un triplo squillo acuto e colorato che qui annuncia un tempo di festa , mentre in se stesso ha più e altri valori.

Qui posto, stabilisce un profondo legame con il parco. Lo zig-zag è una forma primaria: di essa condivide l’assolutezza archetipale. Apparteneva, infatti, originariamente, al linguaggio della “Madre” preistorica, la dea della fecondità-fertilità del cosmo e di tutti i viventi. Così lo zig-zag era il simbolo delle acque della vita, della terra, del cosmo nel loro fluire. Lo troviamo sul corpo delle veneri, disegnato e dipinto sui vasi, inciso nelle rocce. Ma qui, disposto e pensato tutto in verticale , a spigoli nervosi, nell’innovazione originalissima di Del Pezzo, è un  modernissimo, e pure senza tempo, guizzante segno del fuoco, o del cielo e della terra, che appartiene alla ragione dei Lumi o alle avanguardie più che ad arcane memorie. Non si sa bene se s’innalzi e svetti o s’incunei e penetri, a segnare il luogo, nella terra, se salga nel cielo o precipiti al suolo.

Ermanno Casasco, architetto del giardino- insieme con l’artista- l’ha previsto all’entrata, riconoscendo in esso aspetti decisivi della sua visione di questo parco-giardino con i suoi valori ludici ed erotici. Le sue acque scendono dall’alto al basso come nelle cascate e nelle fonti, anche se provengono dalle profondità della terra e si irraggiano nello spazio terrestre per essere raccolte in vasche e pozze, e qui in piscine.

Ciò che è importante far presente qui è che, per la prima volta, con l’inserimento già dell’Arco in cielo di Arnaldo Pomodoro e ora lo Zig-Zag di Del Pezzo, si incomincia a costituire nel giardino, in senso strutturale e organico, un rapporto fra la natura con le sue forme e bellezze e l’opera di invenzione artistica: l’arte del parco diviene anche il parco con l’arte.

Con l’Arco di Pomodoro e lo Zig-Zag di Del Pezzo, Casasco cerca una risonanza, un surplus di significato, che mira anche a creare un’interazione nel senso della bellezza e dell’uso da parte dell’uomo. Non la mimesi , ma il gareggiamento la differenza che crea gioco di rilancio e di risonanza fra la natura e l’arte.

Qui il giardino e l’arte diventano arte del paesaggio, in un ripensamento moderno del giardino del Rinascimento. E’ questo, mi sembra, il corso nuovo del Negombo, che pensiamo aperto ad altre iniziative simili di artisti eccellenti in un rapporto nuovo e raro fra l’ambiente e l’arte.

Biografia

Lucio Del Pezzo

(Napoli, 13 dicembre1933Milano, 12 aprile 2020)

Tra i fondatori del Gruppo 58 di Napoli,[2] d'impostazione neosurrealista e neodadaista, Del Pezzo ha inoltre collaborato alla rivista Documento Sud.[3]

Le sue opere del periodo 1958-1960 proponevano assemblaggi di vari oggetti, tra cui frammenti di stampe e immagini popolari.[4]

Nel 1960 si trasferì a Parigi, poi a Milano, dove gli sono state dedicate diverse mostre monografiche. La prima risale al  1974.

A partire dal 1962 Del Pezzo ha realizzato un suo tipico repertorio di "quadri" o "sculture", formati da pannelli geometrici monocromi, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti geometrici regolari (birilli, uova di legno, bocce, manichini, etc.) talvolta molto colorati. Nelle sue pitture-oggetto e nei suoi assemblages è sempre presente l'aspetto ludico.

Per il tono ironico e per l'utilizzo di oggetti d'uso quotidiano decontestualizzati, tali opere rimandano alla Pop Art; ma si riscontra un evidente recupero di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Giorgio Morandi (Motivo, 1967) e delle geometrie della pittura metafisica.

1950-1957

Dopo aver studiato da agrimensore, frequenta la Scuola libera di disegno e di
storia dell'arte e archeologia di Mario Napoli. e nel 1954 vince una borsa di
studio per ricerche archeologiche in Grecia. Nel 1955 si diploma nel corso di
arte applicata, sezione pittura decorativa, all'Istituto d'arte di Stato di
Napoli. Frequenta, allievo di Emilio Notte, il corso di pittura all'Accademia
di Belle Arti di Napoli. Tiene la sua prima personale a Padova.

1958

Partecipa con Guido Biasi, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luca (Luigi
Castellano) e Mario Persico alla fondazione a Napoli del Gruppo 58, collegato
con il "Movimento Nucleare" guidato da Enrico Baj a Milano e con i gruppi
Phases a Parigi, Spur a Monaco e Boa a Buenos Aires.

1959

Aderisce al "Manifeste de Naples" e partecipa attivamente alla creazione della
rivista "Documento Sud", rassegna di arte e di cultura di avanguardia.
Soggiorna a Matera e lavora, oltre che come pittore, come professore di
ceramica nell'Atelier della Martella, creato dai fratelli Cascella e
dall'architetto Quaroni. Decora la cupola della Chiesa di S. Antonio a
Stigliano presso Matera con una pittura di 80 mq, Storie di Antonio da Padova.

1960- 1961

Si trasferisce a Milano su invito di Enrico Baj e di Arturo Schwarz. Tiene una
personale nella Galleria Schwarz. Nel 1961 ottiene a Pittsburg il "Carnegie
International Award" e presenta la sua prima personale a New York.

1962-1963

Tiene una conferenza sulla propria ricerca nel corso di. Eugenio Battisti
all'Università degli Studi di Genova. Progetta arredamenti d'interno in
collaborazione con numerosi architetti.

1964

Realizza insieme ad altri artisti, tra cui Baj e Fontana, il "Labirinto del
Tempo Libero" alla XIII Triennale di Milano, ottenendo uno dei premi
internazionali. Partecipa alla XXXII Biennale di Venezia. Si trasferisce a
Parigi dove abita nel vecchio studio di Max Ernst.

1965

Viene nominato membro nel comitato di selezione del Salon de la Jeune Peinture
come pure del Salon de Mai. 1966 Sala personale alla XXXIII Biennale di
Venezia.
È invitato come visiting professor per un anno all'Istituto delle Arti a
Minneapolis (USA).

1967

Partecipa all'organizzazione della mostra De Metafisica nella Galleria Kruger
a Ginevra dove espone assieme a de Chirico, Carrà, Morandi, De Pisis, Sironi e
Gnoli.

1968

Prima personale a Parigi.

Lo Stato francese acquisisce due sue opere e allestisce la "sala metafisica"
al Museo di Grenoble (De Chirico, Max Ernst, Herbin, Carrà, Nevelson, Del
Pezzo); gli commissiona, inoltre, due grandi sculture all'aperto per un
complesso di architetture scolastiche (un liceo scientifico e una scuola di
architettura e decorazione a Dijon). Il Centre National d'Art Contemporain di
Parigi gli commissiona la ristrutturazione del giardino dell'Hotel de
Rothschild (progetto non realizzato).

** 1969**

E' invitato a Cuba al Festival Mondiale dei Popoli dove presenta la scultura
La Tomba di Marat. La nuova università di Leverkusen gli commissiona un
allestimento, poi non realizzato, di sculture per il campus.

1970

Retrospettiva all'Università di Parma a cura di Arturo Carlo Quintavalle.
Inizia la collaborazione come progettista grafico con la Olivetti.

1971

Stage d'insegnamento alla facoltà di Psicologia applicata della Sorbonne in
qualità di assistente agli atelier d'arte. Realizza un bassorilievo in acciaio
inossidabile dipinto per un edificio di Giò Ponti a Milano.

1972

Si intensifica il lavoro per la Olivetti a cui si aggiunge la collaborazione
con il gruppo automobilistico Renault Italia.

1973

Per il Centre Pompidou di Parigi realizza un'opera ( Il muro 120x3,5 m) che
copre due lati della palizzata del cantiere di costruzione del Beaubourg.

1974

Il Comune di Milano gli dedica una retrospettiva alla Rotonda della Besana
curata da Guido Ballo.

1976

Il Centre Pompidou di Parigi gli affida uno stage di animazione sul teatro
all'Atelier des Enfants.

1978

Le officine Italsider di Taranto gli dedicano una mostra riservata alla sua
produzione seriale (multipli e stampe) e gli commissionano alcune sculture in
ferro.

1979

Ritorna definitivamente in Italia stabilendosi a Milano.

1980 -1983

Espone allo Studio Marconi di Milano le opere del ciclo De Chirico,
'Paraphrases' 1963-1979. Insegna grafica e illustrazione come assistente alla
scuola d'arte del Castello. Tiene insieme ad altri artisti italiani una serie
di incontri e di lezioni in alcune università e college in California.

1984

E' invitato da Guido Ballo a prendere il posto di Emilio Tadini come titolare
della cattedra di Pittura sperimentale alla nuova Accademia di Belle Arti a
Milano. Lavora al progetto di un film didattico sulla sua pratica artistica.

1986

Progetta le scenografie dell'opera Samarcanda di E. Schatz, realizzata nei
giardini del Museo d'Arte Moderna a Milano, per un concerto di musica antica
nel chiostro della chiesa Ognissanti a Firenze e per una presentazione
dell'opera La festa del Principe di Lambertini e Barra al Festival Vesuviano
di Ercolano.

1988

Insieme con venti altri artisti italiani, espone al Palazzo degli Arti a Mosca
su invito dell'Unione degli Artisti Russi.

1990

Scenografia per il balletto Sogno di una notte di mezza estate nel teatro
Valli a Reggio Emilia e nel Teatro Verdi a Parma.

1991

E' invitato in Giappone dove l'architetto Alhadoff gli commissiona una
scultura per la ditta Sunstar a Osaka.

1994

Tiene la personale Omaggio a Andrea Mantegna nella Casa Mantegna a Mantova.
Conclude la collaborazione con le aziende Olivetti e Renault Italia.

1996

Viaggia in India, Nepal e Polinesia.

1997

Riceve il Premio Imola, in occasione del quale Luigi Lambertini pubblica la
monografia Pagine a Zig-Zag.

1998

Realizza su commissione dell'architetto Marco Zanuso una grande pittura per la
sede milanese della casa di moda Gian Franco Ferré.

2000

Per due stazioni della nuova metropolitana di Napoli, disegna quattro grandi
rilievi ceramici ed una plastica in bronzo.

L'Istituto Mathildenhöhe a Darmstadt presenta la prima grande retrospettiva
della sua opera in Germania.